Banconote EuroCi si è messo pure
Eurostat, l'Istituto statistico della Commissione europea, a smentire il Ministro Gelmini. Non è vero che l’Italia sia ai primi posti per gli investimenti nella scuola, anzi siamo al 21mo posto in Europa, subito dopo la Bulgaria.
Poiché è dimostrato che investire in istruzione aumenta il Prodotto interno lordo, ossia la ricchezza di un Paese, sembra importante incrementare al più presto le risorse destinate alla scuola.


(DIRE - notiziario Minori) Bruxelles, 8 gen. - Secondo i dati diffusi a inizio gennaio da Eurostat, l'Istituto statistico della Commissione europea, nel 2005 la spesa pubblica degli Stati membri della Ue per l'istruzione e' pari, in totale, al 5% del Pil. Come sempre accade, ci sono notevoli differenze tra un paese e l'altro. Nei paesi nordici, ad esempio, la spesa pubblica per l'istruzione e' mediamente molto più elevata che nel resto d'Europa: 8,3% del Pil in Danimarca, 7% in Svezia, 6,3 in Finlandia. I paesi che spendono meno sono invece Grecia (4%), Slovacchia (3,8%) e Romania (3,5%).

Il dato rilevato da Eurostat considera tutti i livelli di spesa pubblica, locali, regionali e nazionali, e comprende non soltanto le istituzioni scolastiche e universitarie ma anche le altre istituzioni che garantiscono il funzionamento del sistema educativo nazionale: ministeri e dipartimenti della pubblica istruzione, servizi, ricerca.

Ma stando ai dati Eurostat, l'Italia, con una spesa per l'istruzione pari al 4,4% del Pil, si situa al 21^ posto tra i paesi Ue, subito dopo la Bulgaria (4,5%). Meno dell'Italia spendono infatti soltanto Repubblica ceca (4,2%), Spagna (4,2%), Grecia (4%), Slovacchia (3,8%) e Romania (3,5%). Anche il ricco Lussemburgo sembra essere in fondo alla classifica (3,8%), ma i dati di questo paese non comprendono la spesa per l'istruzione terziaria, ossia l'università, e non sono quindi comparabili con gli altri. La Francia, per fare un paragone con un paese vicino, spende per la pubblica istruzione oltre un punto percentuale di Pil più dell'Italia. In Lituania, Lettonia e Slovenia, per fare un altro confronto, la spesa per l'istruzione e' tra il 5% e il 5,8%.


Un pugno di banconotePrendendo a riferimento la sola scuola elementare, la posizione dell'Italia nella graduatoria Ue sale di 3 posti: non più 21^ ma 19^ posto. La spesa italiana per il primo grado dell'istruzione e' pari infatti al 1,09% del Pil, come Ungheria e poco meno della Grecia. Irlanda, Portogallo e Polonia spendono oltre l'1,5%, Svezia, Danimarca, ed anche Cipro, quasi il 2%. Il Lussemburgo oltre il 2%, la Slovenia il 2,7%. Il livello di spesa italiano e' comunque sempre al di sotto della media Ue a 15, sia per la spesa totale sia per quella della scuola primaria.

In fondo, però, il dato che conta di più non e' la spesa in rapporto al Pil, ma quanto effettivamente spende ciascun paese in rapporto al numero dei propri studenti. L'Eurostat tiene conto anche di questo, e calcola la spesa educativa per allievo/studente utilizzando come unità di misura lo "Standard del potere d'acquisto" (Spa), che tiene conto dei diversi livelli di costo della vita e che nel complesso dei 27 paesi UE e' pari a 1 euro. In media, nell'UE la spesa per studente e' pari a 5.650 Spa. L'Italia si situa qui al 14^ posto tra i paesi europei, con una spesa pari a 5.908 Spa. Austria e Danimarca spendono più di 8.000 Spa, Svezia e Regno Unito oltre 7.000. Gli Usa, per fare un altro raffronto, oltre 10.600 Spa e il Giappone oltre 7.100.

Il rapporto completo è consultabile su: http://epp.eurostat.ec.europa.eu/cache/ITY_OFFPUB/KS SF-08-117/EN/KS-SF-08-117-EN.PDF.
(Fonte Agenzia Dires - Redattore Sociale)



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