Il testo originale da www.Quirinale.itD’ora in poi l’Inno di Mameli dovrà esser studiato e cantato nelle scuole italiane. Il Senato ha approvato in via definitiva l'insegnamento dell'Inno di Mameli a scuola e la «Giornata dell'Unità nazionale, della Costituzione, dell'Inno e della Bandiera» il 17 marzo di ogni anno. Obiettivo della legge è diffondere la conoscenza storica del percorso di unificazione dello Stato italiano e mantenere vivo il senso di appartenenza civica.


Il Parlamento italiano ha introdotto nei programmi scolastici questo canto risorgimentale, scritto da Goffredo Mameli, musicato da Michele Novaro e conosciuto come “Fratelli d’Italia” dal suo verso introduttivo. Nello stesso tempo viene istituito il 17 marzo di ogni anno, in continuità con il festeggiamento dei 150 anni, il «Giorno dell’Unità nazionale, della Costituzione, dell’inno e della bandiera», allo scopo di promuovere i valori di cittadinanza e di consolidare l’identità nazionale.
Il provvedimento prevede inoltre che nell'anno scolastico 2012-2013 siano organizzati, nelle scuole di ogni ordine e grado, percorsi didattici e iniziative per informare sul significato del Risorgimento e sulle vicende che hanno condotto all'Unità nazionale e all'approvazione della Costituzione.

Noi italiani non conosciamo molto il nostro inno nazionale. Molto ha fatto qualche anno fa il Presidente Carlo Azeglio Ciampi, che ha chiesto e ottenuto che almeno gli azzurri lo intonassero, ma ci si limita comunque alla prima strofa, perdendo i richiami risorgimentali all’unità delle strofe successive. Adesso i nostri figli lo impareranno a scuola e tutti noi lo conosceremo meglio.

L’inno ripercorre la storia italiana, dalle vittoria di Scipione l’Africano contro i cartaginesi, ai vari moti risorgimentali: una vera e propria storia delle varie zone d’Italia oppresse dagli stranieri (la coorte, decima parte legione romana, con i suoi 600 fanti; la battaglia di Legnano, con il carroccio di Alberto da Giussano del 1176; Francesco Ferrucci ucciso a tradimento a Gavinanan (PT) dal mercenario Maramaldo nel 1530; il giovane Giovan Battista Perasso, detto Balilla, che nel 1746 a Genova dà il via alla rivolta contro gli austriaci; i Vespri di Palermo del 1282 contro gli angioini, celebrati anche da Verdi e da Dante nell’ottavo canto del Paradiso).

Per un’appassionante esegesi è bello rivedere e riascoltare l’intervento di Roberto Benigni a Sanremo 2011, in particolare dal ventitreesimo minuto. Suggestivo anche il suo canto commosso a fine della trattazione. Nel raccontare e nello spiegare l’orgoglio di essere italiani, Benigni ci regala due perle che sono monito per tutti noi: “La felicità se non è cara non è di buona qualità”, “L’unica maniera per realizzare i propri sogni è svegliarsi”.

Grande spazio anche alle donne, dalla Aldobrandini che apostrofò pubblicamente Maramaldo dicendogli: “Niuna che abbia un minimo di contegno ballerebbe con un verme come voi” e segnò per lui l’inizio della fine, ad altre donne fondamentali per il Risorgimento italiano come Anita Ribeiro Garibaldi, Cristina Trivulzio di Belgioioso, Luisa Blondel.



Fratelli D'Italia - Versione Completa - Inno Nazionale Italiano con testo



Roberto Benigni - Esegesi dell'Inno di Italia a Sanremo 2011



Il testo ufficiale dell’Inno nazionale (da www.Quirinale.it)

Fratelli d'Italia
L'Italia s'è desta,
Dell'elmo di Scipio
S'è cinta la testa.
Dov'è la Vittoria?
Le porga la chioma,
Ché schiava di Roma
Iddio la creò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.

 

Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi,
Perché non siam popolo,
Perché siam divisi.
Raccolgaci un'unica
Bandiera, una speme:
Di fonderci insieme
Già l'ora suonò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.

 

Uniamoci, amiamoci,
l'Unione, e l'amore
Rivelano ai Popoli
Le vie del Signore;
Giuriamo far libero
Il suolo natìo:
Uniti per Dio
Chi vincer ci può?
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.

 

Dall'Alpi a Sicilia
Dovunque è Legnano,
Ogn'uom di Ferruccio
Ha il core, ha la mano,
I bimbi d'Italia
Si chiaman Balilla,
Il suon d'ogni squilla
I Vespri suonò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.

 

Son giunchi che piegano
Le spade vendute:
Già l'Aquila d'Austria
Le penne ha perdute.
Il sangue d'Italia,
Il sangue Polacco,
Bevé, col cosacco,
Ma il cor le bruciò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.

 

 


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