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"Miei cari Genitori, non voglio finire questa giornata, che è la prima del mio cinquantesimo anno, senza una parola speciale per voi, a cui debbo la vita", scriveva Angelo Giuseppe Roncalli ai suoi genitori da Sofia, dove era stato inviato nel 1925 come visitatore apostolico, poi diceva ancora: "ho letto molti libri ed imparato molte cose che voi non potevate insegnarmi, ma quelle poche cose che ho appreso da voi in casa sono ancora le più preziose ed importanti e sorreggono e danno vita e calore alle molte altre che appresi in seguito in tanti e tanti anni di studio e di insegnamento". Nel giorno della canonizzazione di Giovanni XXIII  e di Giovanni Paolo II, il 27 aprile 2014, l’AGe propone a tutti i bambini e ai loro genitori, insieme alla Lettera ai genitori scritta dall’allora vescovo Angelo Roncalli per i propri 50 anni, la Lettera ai bambini scritta da Giovanni Paolo II ai bambini e alle bambine, ai ragazzi e alle ragazze del mondo in occasione dell’Anno della Famiglia: una mini-enciclica attraversata di tenerezza, pagina dopo pagina. Cari piccoli amici, il Papa conta molto su di voi perché l’umanità diventi la famiglia di Dio e possa vivere nella pace” scriveva Giovanni Paolo II. Era il 13 dicembre 1994 e per la prima volta nella storia un Papa si rivolgeva ai più piccoli.

LETTERA AI GENITORI di S. Giovanni XXIII

 

Un foglio attaccato alla parete della camera. Mamma Marianna e papà Giovanni Battista custodivano come un dono prezioso quella lettera scritta dal figlio all’estero, sacerdote in Bulgaria. Angelo Giuseppe era partito per Sofia 5 anni prima, nel 1925, dopo l’ordinazione episcopale, con il compito da visitatore apostolico di provvedere ai bisogni dei cristiani cattolici dei due riti, latino e orientale, sparsi in tante piccole comunità povere e in tensione tra loro sullo sfondo di frequenti disordini politici e conflitti con la vicina Turchia. Da Sofia, lontana migliaia di chilometri da Sotto il Monte nel bergamasco, dove vivevano e lavoravano come contadini i suoi genitori, il futuro Papa Giovanni XXIII aveva scritto loro quella lettera in occasione del proprio 50esimo compleanno.

 

 

 

Parole semplici e umili di ringraziamento e gratitudine per far capire quanto siano importanti i genitori, che l’AGe ricorda in occasione della canonizzazione di Giovanni XXIII il 27 aprile 2014. Una lettera ancora appesa alla parete della camera da letto dei Roncalli nella Colombera, quella cascina di pietra con le scale e il ballatoio in legno rimasta la loro casa anche quando il figlio divenne Pontefice.

 

Sofia, 26 novembre 1930

 

Miei cari Genitori,

 

non voglio finire questa giornata, che è la prima del mio cinquantesimo anno, senza una parola speciale per voi, a cui debbo la vita.

 

Stamattina nella preghiera vi ho ricordati in modo particolare, e non ho potuto non ringraziare il Signore un’altra volta di avermi concesso di godere per 50 anni l’assistenza di genitori così buoni e timorati di Dio come voi, e più ancora di avervi conservati sino ad ora in buona salute e con fondata speranza che vivrete ancora a lungo tempo.

 

Benediciamo insieme la Provvidenza e continuiamo a tenerci abbandonati ad essa, per la vita e per la morte.

 

Questo è il miglior modo di vivere: fidarsi del Signore, conservare la pace del cuore, prender tutto in buona parte, portar pazienza e far del bene a tutti, mai del male.

 

Da quando sono uscito di casa verso i dieci anni di età, ho letto molti libri ed imparato molte cose che voi non potevate insegnarmi, ma quelle poche cose che ho appreso da voi in casa sono ancora le più preziose ed importanti e sorreggono e danno vita e calore alle molte altre che appresi in seguito in tanti e tanti anni di studio e di insegnamento.

 

Auguro di cuore che tutta la nostra famiglia rimanga sempre fedele agli insegnamenti e agli esempi dei vecchi. Se con questi non diventerà ricchissima di denaro, sarà sempre ricca di quei tesori spirituali che sono la gloria vera di una casa ed assicurano il finale ricongiungimento di tutti nella gioia del cielo.

 

Aff.mo Vostro figlio Angelo Giuseppe

 

 

 

LETTERA AI BAMBINI di S. Giovanni Paolo II

 

 

 

Scrivendo ai bambini, Giovanni Paolo II affidava loro un compito specifico: la preghiera per la pace. Perché “Gesù e la sua Mamma - spiegava nella Lettera – scelgono spesso i bambini per affidare loro compiti grandi per la vita della Chiesa e dell’umanità”. “Quanto importante è il bambino agli occhi di Gesù!”, esclamava il Papa. “Si potrebbe addirittura osservare che il Vangelo è profondamente permeato dalla verità sul bambino. Lo si potrebbe persino leggere nel suo insieme come il ‘Vangelo del bambino’. Che vuol dire infatti: ‘Se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel Regno dei cieli’? Non pone forse Gesù il bambino come modello anche per gli adulti? Nel bambino c’è qualcosa che mai può mancare in chi vuol entrare nel Regno dei cieli. Al cielo sono destinati quanti sono semplici come i bambini, quanti come loro sono pieni di fiducioso abbandono, ricchi di bontà e puri. Questi solamente possono ritrovare in Dio un Padre, e diventare a loro volta, grazie a Gesù, altrettanti figli di Dio. Gesù dona se stesso”. “Ed arrivo ad un punto importante di questa mia Lettera – precisa Wojtyla - al termine ormai dell’Anno della Famiglia, è alla vostra preghiera, cari piccoli amici, che desidero affidare i problemi della vostra e di tutte le famiglie del mondo. E non soltanto questo: ho ancora altre intenzioni da raccomandarvi. Il Papa conta molto sulle vostre preghiere. Dobbiamo pregare insieme e molto, affinché l'umanità, formata da diversi miliardi di esseri umani, diventi sempre più la famiglia di Dio, e possa vivere nella pace”. “Che potenza enorme ha la preghiera dei bambini! “, insisteva il Pontefice. “Essa diventa un modello per gli stessi adulti: pregare con fiducia semplice e totale vuol dire pregare come sanno pregare i bambini”. Ma l’invito di Giovanni Paolo II ai ragazzi era anche quello di “scoprire qual è la vostra vocazione, per poi seguirla generosamente”. “Dio vi ama, cari ragazzi!”, afferma la Lettera. “Questo voglio dirvi al termine dell’Anno della Famiglia (…). Quest’amore si estenda all’intera comunità, anzi a tutto il mondo, grazie proprio a voi, cari ragazzi e bambini. L’amore allora raggiungerà quanti ne hanno particolarmente bisogno, specialmente i sofferenti e gli abbandonati”.

 

Il testo integrale della lettera su

 

http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/letters/documents/hf_jp-ii_let_13121994_children_it.html