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GelminiDa genitori, salutiamo con piacere la giovane donna che ha avuto il coraggio di accettare l’incarico più scomodo della Repubblica italiana, quello di Ministro della Pubblica Istruzione. Le scriviamo perché la situazione è grave e siamo preoccupati per i nostri figli: che futuro li attende?
La scuola, e in particolare quella italiana, è una realtà così complessa che spesso le cure rischiano di essere peggiori del male, prova ne siano i due diversi interventi sui debiti formativi. La tentazione grande è quella di dire: “Ridateci la vecchia scuola, che funzionava meglio”. Forse dipende dal fatto che le varie riforme sono state pensate da esperti esterni, e non da gente che la scuola la vive nel concreto.



Come genitori, non abbiamo certo la pretesa di conoscere la soluzione, forse non esiste neppure, però vivendo la scuola in prima persona qualche idea ce la siamo fatta. Balza agli occhi che gli insegnanti, specie quelli di scuola primaria, non ne possono più di essere riformati. In sette anni hanno dovuto adeguarsi a quattro diverse Indicazioni Nazionali e ora l’unica cosa che chiedono è un po’ di stabilità. È riduttivo dire che il personale della scuola vuole vedere riconosciuta la propria professionalità grazie a un aumento di stipendio. Nell’ordine, ecco i desideri che sentiamo esprimere più di frequente: dopo l’auspicata definizione dell’assetto normativo, vengono maggiori finanziamenti alle scuole, per assicurare un insegnamento di qualità, e il riconoscimento sociale della loro insostituibile funzione educativa. Solo in ultima analisi si parla di aumenti stipendiali, perché ciò che vogliono veramente i docenti italiani sono strumenti adeguati per poter lavorare meglio.



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Ci preoccupa la sua affermazione “Premiamo i migliori”. Noi che siamo mamme lo sappiamo bene che la maestra migliore è quella che ama insegnare e stare con i bambini, ma misurare l’efficacia dell’insegnamento non è facile, e allora da un po’ di anni si incentivano  gli insegnanti che fanno progetti e commissioni.
Che vuol dire ‘premiamo la scuola di qualità’, quando ce ne sono tante con il 25% in più di alunni extracomunitari? Riusciranno mai, non a raggiungere l’eccellenza, ma almeno la media nazionale? E Lei le punirà per questo, togliendo proprio i fondi che potrebbero aiutarle?
Oppure si andrà a premiare le scuole con tanti promossi, così il preside chiamerà i docenti e dirà loro: “Promuovete tutti, sennò si va in bolletta”. E allora sì che i nostri figli non li vorrà assumere nessuno.

Ciò di cui la scuola ha bisogno è soprattutto una iniezione di fiducia, e quella purtroppo non si costruisce a colpi di decreto. Una strada forse c’è, ed è quella di puntare su una risorsa finora inutilizzata: i genitori. Milioni e milioni di persone che hanno da spendere il loro tempo e la loro professionalità, spinti da un interesse primario quale la tutela del benessere dei propri figli.

Di buoni esempi ce ne sono tanti: dal babbo elettricista che mette a norma uno spazio prima inutilizzato, al giornalista e al biologo che tengono una lezione in classe, ma quello che a noi preme veramente è l’instancabile rete di relazioni che sanno tessere tanti bravi rappresentanti di classe, che rendono viva e concreta quella “comunità educante” di cui i nostri figli hanno tanto bisogno.

Per fare questo non basta la voglia di impegnarsi: occorre conoscere la scuola e rispettarne i ruoli, altrimenti si è destinati a un sicuro insuccesso. Questo i rappresentanti dei genitori lo sanno bene: delle centinaia che abbiamo incontrato e intervistato, tutti indistintamente chiedono di essere formati al loro ruolo. Un intervento che le associazioni dei genitori possono realizzare efficacemente e a basso costo.

La nostra competenza finisce qui, per cui La salutiamo e Le facciamo i migliori auguri, perché il futuro dei nostri figli è nelle Sue mani.