Non è vero che i genitori vogliono la ripartenza, anzi. I genitori vogliono che il virus finisca, che i nonni non muoiano, che i bambini non restino a casa da soli, che il Paese si salvi.
Impossibile certo, ma per situazioni complesse ci vogliono risposte complesse. Come associazione genitori AGe della Toscana abbiamo consultato i nostri soci, i quali non si sentono rappresentati da chi vuole la riapertura delle scuole e ci hanno spiegato il perché. Le risposte si articolano in aree. Le mettiamo a disposizione affinché possano essere utili.


LA SITUAZIONE

Di fatto, secondo gli esperti, siamo ancora nella fase 1. Ricadere nel pieno dell’epidemia adesso, dopo aver visto la nostra sanità allo stremo ed essere rimasti con fatica confinati a casa per più di un mese, sarebbe letale, una vera e propria tragedia. Ne saremmo probabilmente travolti sia come singole persone che come Italia.

Abbiamo imparato che gli errori si pagano tremendamente cari, che l’errore più grande è stato quello di sottovalutare il rischio, di non imparare dagli errori degli altri. Adesso si tratta di vedere se siamo capaci di imparare dai nostri, di errori. Quanto meno lo dobbiamo agli operatori sanitari, che sono da difendere giorno per giorno, nei fatti: non basta chiamarli eroi.

A Wuhan e in Corea ne sono usciti perché hanno preso misure drastiche. In Germania l’indice di contagio è sceso a 0,7, cioè il virus si sta esaurendo, ma hanno fatto tantissimi test in fase iniziale. Noi invece abbiamo un indice di riproduzione del virus che oscilla intorno a 1 (cioè va avanti tranquillo per la sua strada) dal 13 di marzo. Il che vuol dire che l’epidemia cesserà quando saremo stati tutti contagiati. O forse prima, nel marzo 2021, quando sarà pronto il vaccino. Lo dicono gli esperti in tv, e noi ascoltiamo.

Lo ripetiamo qui, rivolgendoci ai genitori come noi, perché hanno diritto di sapere e di capire. Diritto di esprimersi a tutela dei propri figli.


FASE 2: COSA NON CI CONVINCE

A chi vuole riaprire le scuole vorremmo chiedere se ha mai visto dei ragazzi a ricreazione. Il distanziamento è impossibile: non solo non abbiamo le aule, ma è impensabile che dei ragazzi assumano per tutto il tempo scuola comportamenti tali da evitare il contagio. E ad arieggiare ogni ora le aule d’inverno abbiamo pensato?

Troviamo giusto dare subito il via ai settori trainanti dell’export, vitali per il nostro PIL, come il settore della pelle in Toscana, ma i genitori sono preoccupati. Come possiamo andare a lavoro e lasciare a casa i figli da soli: senza nonni, senza babysitter, connessi non si sa con chi? Idee per risolvere la situazione ne circolano, come aprire i giardini ai bambini per attività con gli operatori, alla presenza di un genitore, si intende. Ma se noi siamo al lavoro o bloccati in casa con il telelavoro, chi li porta a fare attività motoria con gli altri bimbi?

Per ora ci siamo arrangiati, ma qui si parla di andare avanti un anno e urgono soluzioni strutturali. Gli ammortizzatori sociali, i permessi a stipendio ridotto vanno bene, ma per un breve periodo, altrimenti le famiglie si impoveriscono. Fattore non secondario, diminuiscono il potere di acquisto delle famiglie e si fermano i consumi, con un impoverimento generale del nostro Paese.

Poi c’è il problema salute: siamo tutti ingrassati. L’obesità è un rischio molto più imminente oggi che non qualche mese fa e ben sappiamo i danni e le patologie che ne conseguono. Un raggio di mobilità di 200 metri non basta più e ci fa uscire di senno questa storia della mascherina obbligatoria all’aperto in Toscana. Il fatto è che con la mascherina non si resiste più di dieci minuti quando è caldo. È vero, forse ci contageremo meno, ma ingrasseremo tanto e l’obesità presenterà presto il suo conto alla sanità regionale.


I GUAI DELLA DIDATTICA A DISTANZA (DaD)

Onore alla classe docente, grazie a tutti gli operatori della scuola
, non c’è dubbio. Siamo stati fra i primi a dare il meritato riconoscimento ha chi ha saputo traghettare la scuola tradizionale a una didattica on line, però se dobbiamo andare avanti non dieci giorni, non un mese, non quattro, ma per un intero anno, ebbene la verità dobbiamo dircela. Le proteste giunte da tantissimi genitori in merito alla DaD dicono che tante cose non vanno: una fetta consistente di famiglie non ha gli strumenti necessari; in altre un unico computer deve far fronte al telelavoro dei genitori e alle lezioni on line dei figli; le scuole non distribuiscono tutti i computer disponibili; quelli dati in comodato spesso sono sprovvisti di webcam e di programmi; gli insegnanti richiedono la stampa dei documenti; manca la connessione; giorno per giorno si marca il divario fra le scuole che fanno cinque ore filate di lezione on line e quelle che mandano i compiti da fare a casa o poco più. Poi ci sono i genitori sequestrati alla didattica, che non possono lasciare il bambino un momento solo perché i loro insegnanti vogliono così.

Affrontare l’emergenza è una cosa, dare adeguati sostituti alla Scuola fino all’arrivo del vaccino un’altra. Gli indicatori di una previsione di lungo periodo ci sono tutti, perché il Ministero si sta spendendo incessantemente per sostenere la DaD: con la formazione dei docenti, con le circolari, con il comodato d’uso, con gli assistenti tecnici negli istituti comprensivi, perfino con un finanziamento europeo PON per creare classi virtuali. Ora, che i tempi di un progetto europeo si misurano in mesi lo sa chiunque si interessi di scuola, e allora perché affannarsi a presentare progetti, se il primo settembre saremo tutti lì con fiocco e grembiulino?


LE NOSTRE PROPOSTE

Le priorità che ci hanno evidenziato i nostri soci sono insieme semplici e difficili: l’accudimento dei minori; la tutela dei più deboli (anziani, portatori di patologie); il contrasto alla vita sedentaria e all’accumulo di peso; la tutela dell'apparato produttivo e del PIL del nostro Paese. Concretamente, da genitori, non si sono limitati a puntare il dito, ma hanno tracciato anche possibili soluzioni.

LA SALUTE
Estendere i controlli (sierologici, tamponi, altro) a tutti coloro che hanno avuto contatti con persone positive al Covid-19; tracciare puntualmente le mappe del contagio, non solo a livello statistico. Sarà costoso, indubbiamente, ma sempre meno di un Paese congelato dal punto di vista produttivo per un numero indefinito di mesi.
-  Questa è già la terza epidemia di sindrome respiratoria acuta grave (SARS) dal 2002, compresa quella medio orientale del 2012. Esperti dicono che l’inquinamento atmosferico sia uno dei fattori, tant’è che nel nostro Paese sono state colpite le regioni più industrializzate. Con l’uragano coronavirus la tematica ecologica sembra scomparsa, ma nel giro di pochi anni saremo al punto di non ritorno per l’emergenza ambientale.
Facciamo sì che questo stop forzato diventi un’opportunità
, che lo slogan “Non saremo più gli stessi” si faccia realtà. Abbattiamo la necessità di spostarsi per lavoro, inquina soltanto.
-  Gli ultrasessantenni già lamentano dolori all’apparato muscolo-scheletrico e difficoltà nella mobilità e nella concentrazione; tutta la popolazione adulta è fortemente per il futuro: non dimentichiamo che l’attività fisica interferisce positivamente con il benessere psicofisico, l’umore e il ritmo del sonno.
- Campagne mirate e incentivi per l’attività motoria a tutti i livelli, per la prevenzione di obesità infantile e patologie obeso correlate. Sì a corsi guidati da esperti in parchi e giardini, non solo per bambini ma anche per adulti, come accade all’estero.
- Consentire almeno una distanza di almeno 1000 metri dalla propria casa e per fare attività all’aperto. Abolire l’uso della mascherina, o quanto meno chiedere alle industrie mascherine, anche pediatriche, compatibili con l’attività sportiva. Incentivare l’uso della bicicletta e l’abitudine alle passeggiate, da soli o con una persona con cui si abita.
-  Dare precise indicazioni circa l’effettiva distanza di sicurezza e renderla obbligatoria a livello nazionale.
-  Fornire informazioni circa la possibilità che acque dolci, mare e sabbia possano essere veicolo di contagio.

I BAMBINI E GLI ANZIANI
-  Assicurare sempre almeno un genitore a casa fino ai 14 anni, consentendo ai genitori di minori di: optare per il telelavoro o il lavoro a casa quando possibile; avere la massima flessibilità in merito all’orario e ai giorni della prestazione lavorativa, facendo ricorso a turni, orari flessibili, eliminazione dei vincoli di apertura degli orari dei negozi; a richiesta, fruizione di congedi a stipendio ridotto
-  Consentire di organizzare il proprio orario lavorativo in fasce orarie compatibili con l'accudimento dei figli e di un'adeguata attività fisica senza penalizzazioni stipendiali o di carriera (es. per due genitori che lavorano prevedere mezza giornata ciascuno in smart working in modo alternato o lavoro a giorni alterni, sempre in base alla tipologia di lavoro).
Per gli ultrasessantacinquenni file prioritarie e orari dedicati per fare la spesa (es. 9-10,30). Supporto qualora si opti per la prenotazione on line degli accessi ai punti di vendita.
-  Campagne mirate per l’attività fisica degli anziani; corsi dedicati in tv (es. al mattino).
-  Adozione del VIF - Valutazione dell’Impatto Familiare in tutte le decisioni e i provvedimenti  dello Stato e delle Amministrazioni per adeguare l’azione politica e amministrativa  alle reali esigenze delle famiglie.

LA SCUOLA
-  Partendo dal presupposto che la scuola non riparta né adesso né a settembre, consentire la frequenza per le classi terminali di medie e superiori, suddividendole  in gruppi e utilizzando tutto il corpo docente per coprire una parte sostanziale dell’orario di lezione; utilizzare la restante disponibilità oraria dei docenti in modo da sostenere la didattica a distanza per le altre classi. In alternativa, effettuare la turnazione di gruppi di ragazzi delle superiori e spostare parte delle classi di scuola media nelle scuole primarie, anche paritarie, in modo da poterle suddividere in gruppi e garantire la sicurezza. Appaiono sconsigliabili i turni per la scuola media, perché difficilmente conciliabili con il lavoro dei genitori. Garantire la frequente disinfezione di bagni, maniglie, corrimani, interruttori, tastiere e mouse.
-  Per la primaria pensare ad attività da svolgere a gruppi nei giardini delle scuole o nelle palestre limitatamente alcune ore settimanali e con rigoroso controllo del distanziamento. Gli insegnanti di nido e materna potrebbero orientare il lavoro a sostegno della genitorialità, offrendo consulenza e proposte educative da fare a casa o all’esterno.
- Coprire il divario di un’Italia a più velocità, con differenze marcate non solo fra nord e sud, ma anche fra singole scuole o classi, ove coesistono la scuola superiore che fa 5 ore filate di lezione, senza neppure l’intervallo, e la primaria con una sola ora di lezione on line, che non è sufficiente neppure per spiegare i compiti, figuriamoci per attivare metodologie compatibili con l’insegnamento a distanza (es. flipped classroom, peer education, debate). Far sì che non rimangano escluse dalla Didattica a distanza proprio le fasce più deboli, gli extracomunitari ecc.
Fornire la connessione internet a tutti gli studenti per garantire il diritto allo studio. Il metodo più semplice è quello di consentire l’accesso alla rete Wifi cittadina, ove esistente, o a quella della scuola, se è vicina, ma vanno bene anche le chiavette wireless fornite dai comuni o il vicino di casa che adotta uno studente, fornendogli la password della propria linea ADSL.
-  Alcune scuole non hanno dato tutti gli strumenti disponibili o ne hanno dati di poco adeguati; molte hanno scelto i destinatari in base alle segnalazioni degli insegnanti. Generalizzare le soluzioni messe a punto dall’Ufficio scolastico per  Emilia Romagna, che ha dato precise informazioni in merito alla valutazione dei beneficiari in base a parametri desunti dalle rilevazioni Invalsi (ESCS: status occupazionale e livello istruzione dei genitori. HOMEPOS: disponibilità di un posto tranquillo per studiare, di un computer e di una scrivania, della connessione e di enciclopedie); e alle caratteristiche dei computer dati in comodato (accesso wifi alla rete; webcam per poter interagire; istruzioni su connessione e utilizzo dei programmi; custodie; scarsa funzionalità dei tablet).
-  Offrire il necessario supporto tecnologico a genitori, alunni e docenti, che spesso si sentono abbandonati.
-  Valorizzare l’apporto che possono dare i genitori eletti negli organi collegiali (rappresentanti di classe, membri del Consiglio d’istituto) e delle Associazioni di genitori nel dialogo fattivo e capillare con le famiglie.
-  Ripensare la didattica e la valutazione, i tempi degli alunni. Continuare a investire sulla formazione degli insegnanti e del personale ATA. Prevedere un’organizzazione sistematica dalla didattica a distanza con orari precisi e almeno tre ore di lezione in videoclasse: un appuntamento quotidiano che aiuti i ragazzi a responsabilizzarsi e ad auto-organizzarsi, a non diminuire l’impegno, a mantenere una relazione costante con insegnanti e compagni e a vivere questo tempo come nuova quotidianità e non come falsa vacanza. Puntare se possibile sulle competenze trasversali (come la maestra che in quarta elementare ha insegnato a fare il ragù); trovare strumenti per lavorare in modo diverso, magari facendo ricorso alla fantasia.
-  Far sì che i genitori non passino da ‘assenti ingiustificati’ ad ‘aiutanti della maestra’. Vivere correttamente la Corresponsabilità educativa, responsabilizzando i genitori rispetto alla presenza degli alunni e non rispetto ai contenuti, gestendo insieme le difficoltà che i ragazzi si trovano ad affrontare.
-  Salvare gli Esami in presenza, non solo quelli di maturità, ma anche quelli di terza media, esentando l’esaminato dalla mascherina. Garantire la sanificazione degli spazi dopo ciascun candidato.

IL LAVORO
Favorire sempre il lavoro a distanza per i genitori dei minori e gli ultrasessantenni.
-  Mantenere tutto lo smart working possibile (meno trasporti, meno condivisione di spazi, meno contagi, più accudimento dei figli, maggior tutela dell’ecologia, minor rischio di SARS future).
Portare gli strumenti di lavoro nelle case (es. macchine da cucire), organizzando un servizio di assistenza tecnica e di spostamento dei materiali semilavorati.
Far ripartire al più presto in sicurezza le filiere dell’export.
-  Consentire a chi ne ha bisogno di poter lavorare, se può garantire la salute sua e degli altri. Sì a orari di lavoro differenziati, ristoranti da asporto, caffè bevuto fuori dal bar.
-  Dare a breve risposte circa la praticabilità di vacanze al mare/in collina/in montagna/nelle città d'arte, in modo da sostenere il settore turistico e dare una pausa alla reclusione volontaria di adulti e bambini.


In buona sostanza, a noi genitori preme la salute dei nostri figli e degli anziani: troppi morti, troppa ansia a lasciare figli soli. Temiamo gli effetti del crollo dell’economia e l’avanzare delle patologie legate all’obesità.

Il popolo italiano ha mostrato di essere maturo e responsabile. Vi preghiamo di avere fiducia in noi cittadini e di percorrere tutti insieme un cammino consapevole verso l’uscita da questa crisi e per la prevenzione ogni possibile crisi futura, virale o ambientale che sia.

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