Col passare dei giorni, le preoccupazioni dei genitori a proposito di un tempestivo riavvio dell'anno scolastico diventano sempre più fosche previsioni. Troppe cose non tornano, il nodo cruciale dei trasporti continua a restare irrisolto e, come un castello di carte, mesi di preparativi fatti di plexiglas, nastri segnaletici e gel alcolici rischiano di rotolare rovinosamente in un nulla di fatto. Ecco una riflessione a tutto tondo, che aiuta a fare il punto della situazione.

E' un'ottima notizia, quella di poter affittare le aule delle scuole paritarie per fare lezione: l’uovo di Colombo, la quadratura del cerchio. Peccato che i promotori lo avessero richiesto un mese e mezzo fa e il placet della ministra sia arrivato adesso, a tre settimane dalla riapertura delle scuole. Un po’ fuori tempo massimo, se si considera che ci saranno le aule, sì, ma non gli insegnanti e i bidelli. Eh sì, perché la richiesta di personale aggiuntivo doveva essere fatta entro metà luglio… Peccato.

L’ennesima prova, se ancora ce ne fosse bisogno, del fatto che per il Covid-19 non si vuole spendere un singolo euro più dello stretto necessario. Se si fosse voluto fare sul serio, tutte le disposizioni sarebbero arrivate mesi e mesi fa. Basti guardare il dettaglio, la pedanteria, i corsi on line, le newsletter che sono stati dedicati a PagoInRete, che è il nuovo sistema per incassare i soldi dei genitori. E invece assistiamo a un laissez faire da brivido, se si considerano gli interessi in gioco: il benessere e in certi casi la stessa sopravvivenza delle famiglie italiane, delle aziende, degli alunni, degli anziani.

Per quale motivo i dirigenti scolastici sono stati lasciati da soli a decidere tutto? Nell’affanno di capire le vie d’entrata e di uscita, i percorsi, la segnaletica, se delimitare ogni banco perimetrandolo con lo scotch, oppure mettendo una croce al centro o dei dischetti sotto le zampe, si è spesso persa di vista la qualità della permanenza degli alunni in classe, come ad esempio garantire loro la possibilità di non essere bloccati al proprio banco per ore e ore, compreso per mangiare e per fare ricreazione, la possibilità di fare un po’ di movimento, di andare al bagno in sicurezza. Ci si è dimenticati che un quarto dei dirigenti scolastici è stato nominato appena pochi mesi fa e non ha dimestichezza con la dimensione collegiale della comunità scolastica. Detto fuori dai denti, i genitori sono stati tenuti fuori da tutto, Tavoli regionali compresi, altrimenti non si sarebbero lasciati sfuggire l’opportunità di garantire il benessere dei propri figli per tutte le ore che passano a scuola.

Un’altra bella beffa è quella dei pulmini. Qualcuno ha idea di quanto sia complessa la loro organizzazione? Non si può  passare così da quasi un’ora a 15 minuti di percorrenza come se nulla cambiasse. Qualcuno ha spiegato ai genitori che le corse al mattino potrebbero essere posticipate fino a due ore? No, perché sarebbe impopolare dirlo a persone che hanno urgenza di tornare al lavoro, dopo mesi passati a fare da supporto alla maestra dei propri figli. Questo per non parlare del traffico nelle ore di punta, degli autobus vuoti per metà e degli studenti rimasti a piedi o costretti a levate antelucane. I dirigenti, vittime del sistema anche loro, sono troppo impegnati con cartongesso e nastri segnaletici per poter organizzare la turnazione degli alunni e delle classi e consentire così la sostenibilità di una simile situazione. Alle scuole stanno arrivando troppe inedite circolari ministeriali che ringraziano i dirigenti scolastici a profusione, per non suscitare qualche legittimo dubbio circa l’effettiva utilità dell’ingrato lavoro che invece si trovano costretti a fare.

Tutto questo non ha ovviamente senso, a meno che non si sapesse fin dal principio che a scuola non si torna, fatta ovviamente la debita esclusione per i pochi giorni a ridosso delle elezioni. Il ministro Azzolina è stata chiara a questo proposito: “Tutti a scuola il 14 settembre”; mica ha parlato di quello che succederà ad esempio il 28 di questo stesso mese di settembre. A che pro dunque le scuole avrebbero dovuto acquistare centinaia di migliaia di mascherine e fiumi di gel disinfettante per la popolazione scolastica? Ci pensa il commissario straordinario Domenico Arcuri, lo stesso che ha pasticciato la gara dei 3 milioni di banchi. E la temperatura all’ingresso? Ci pensano il babbo e la mamma, perché un termoscanner costa più di milleduecento euro e moltiplicato per 42.000 plessi scolastici fa una somma impronunciabile. Tutta roba che, superata -o elusa- l’emergenza, diventa un rifiuto inquinante, per cui meglio essere ecologici!

E risparmiosi anche, perché la gran parte dei dirigenti scolastici, in assenza di disposizioni certe, si è ben guardata dal toccare (fatta sempre la debita eccezione per le frecce e i nastri segnaletici, che pure costano poco) le decine di migliaia di euro che avrebbero potuto essere destinati a rafforzamento e manutenzione dei laboratori, materiale informatico, connessioni, supporto psicologico e chi più ne ha più ne metta, e invece il 30 settembre torneranno inesorabilmente nelle grandi casse ministeriali. Soldi con l’elastico, appunto…

Noi genitori chiediamo che si abbia, come già in passato, il coraggio di dire la verità circa l’attuale situazione e di affidarsi alla responsabilità dei cittadini italiani. Chiediamo inoltre di essere coinvolti immediatamente come genitori nell’organizzazione della scuola al tempo di Covid-19 nelle scuole, nelle conferenze di servizio locali e ai Tavoli regionali e infine, perché no, che si utilizzino le risorse del decreto “Rilancio” per rendere effettivamente migliore la qualità della didattica per i nostri figli. A parziale indennizzo di tutto ciò che hanno dovuto e dovranno ancora passare.

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