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Da it.wikipedia.orgLa notizia ci è giunta qualche tempo fa dal dirigente regionale all’istruzione: la Toscana è una regione virtuosa e non ha bisogno di razionalizzazione della rete scolastica, però gli istituti comprensivi si fanno lo stesso. Che scelte farà la Regione Toscana adesso che la Conferenza delle Regioni si è espressa a sfavore, i genitori scendono in piazza, lo stesso Ministero ha posticipato la scadenza di un mese e i sindacati si dichiarano contrari? Intanto a Grosseto i genitori, che hanno raccolto oltre 3.500 firme per protestare contro il taglio di cinque istituti scolastici nel solo territorio maremmano, il 22 dicembre sono scesi in piazza per una manifestazione alla presenza del sindaco.

 

Avremmo un paio di cose da dire come genitori, se non disturba: a noi genitori i comprensivi non piacciono per niente, perché riducono la nostra possibilità di scegliere la scuola più adatta per nostro figlio e per la nostra famiglia. Si commentano da sole certe proposte di razionalizzazione della rete che tolgono qui, aggiungono di là, dividono in due un edificio scolastico, in una mera ottica di numeri che non si preoccupa per nulla se i ragazzi in uscita dalle elementari troveranno o no una classe ad accoglierli alle medie, senza essere penalizzati da priorità, bacini d’utenza e altri ammennicoli burocratici che spediscono gli alunni a destra e a manca e altro non fanno se non rendere invivibile il quotidiano delle famiglie.

Nato da un’utopia, quella del ministro Berlinguer, e sopravvissuto all’onda anomala e al concorsone, l’istituto comprensivo rappresenta una ferita grande per un territorio. Se gli studenti sono tanti (si parla addirittura di un comprensivo in provincia di Firenze che supererebbe i 2000 alunni) la qualità dell’offerta formativa è destinata a perdersi: l’esperienza insegna che il dirigente e la segreteria non ce la fanno a dare risposte adeguate e che gli insegnanti restano comunque separati in due ordini scolastici radicalmente diversi -per legge- e non dialogano più di quanto non lo facciano fra scuole vicine. La continuità è un’illusione, alimentata dal fatto di iscrivere il figlio nella stessa segreteria per 8 o 11 anni.

Adesso il Ministero ha fatto un passo indietro, rinviando “a seguito delle numerose richieste pervenute” la scadenza per la definizione della rete al 31 gennaio 2012 e soprattutto accogliendo un criterio di gradualità nell'attuazionela tesi delle Regioni che sia sufficiente una media di 1.000 alunni a livello regionale (con deroghe fino a 600) invece di mille alunni per scuola. Copia di questa nota, rivolta in origine ai soli Direttori scolastici regionali, è stata inviata ai comuni e alle scuole soggette a dimensionamento a cura della nostra Associazione, insieme a un appello a mantenere l'attuale assetto della rete scolastica.

La Toscana ha 356 scuole dell’obbligo contro i 348 istituti comprensivi auspicati dalla Gelmini, con uno scostamento del 2%: la migliore, in un panorama che vede una media nazionale di +18%, con regioni come Calabria, Sicilia e Puglia che superano di più del 30% il numero di scuole consentito. Basterebbe insomma razionalizzare alcune scuole più piccole, come certe del capoluogo toscano che sono sotto la soglia dei 1000, per fare il nostro dovere.

La Conferenza delle Regioni ha motivato l’opportunità di non procedere all’imposizione degli istituti comprensivi là dove esistono motivate esigenze territoriali; alcuni comuni e province hanno scelto di soprassedere all’applicazione della legge finanziaria n. 111 del luglio 2011, che ha reso obbligatoria la verticalizzazione. Ci sono evidentemente ottimi motivi per non creare istituti comprensivi là dove finora non è stato fatto, e allora perché andare avanti a tutti i costi?



PER UN APPROFONDIMENTO SUGLI ISTITUTI COMPRENSIVI E PER SCARICARE LA PETIZIONE DA INOLTRARE ALLA REGIONE, clicca qui




Circolare MIUR prot. A00DGPER 10309 del 13 dicembre 2011 in merito a chiarimenti sugli istituti comprensivi


Proposta della Conferenza delle Regioni in merito alle modalità attuative dell'articolo 19, comma 4, del d.l. n. 98 del 2011, convertito nella legge n. 111 del 2011

L'appello dell'AGe Toscana agli Enti Locali perché tutelino l'attuale assetto della rete scolastica

Tagli immotivati: tutti i dettagli di una razionalizzazione 'irrazionale'



Ecco la risposta che ci è stata gentilmente inoltrata dall'Assessore all'Istruzione pubblica del Comune di Prato, Rita Pieri:

Gentile Presidente,

la ringrazio per avermi inviato la circolare MIUR, della quale ero chiaramente a conoscenza. Confido sul fatto che entro tale data (31-01) arrivino comunicazioni in merito a come noi Enti Locali possiamo o dobbiamo comportarci.
Mi rendo conto che la gradualità dell'azione è alla base del dimensionamento, che necessariamente deve essere fatto, laddove l'edilizia scolastica ce lo permetta e soprattutto nel rispetto della professionalità delle persone e del loro lavoro, oltre che della centralità dei ragazzi e delle loro famiglie.
Resta fermo che la scelta della scuola è un diritto della famiglia. Condivido l'importanza degli Istituti Comprensivi, perchè il bambino intraprende e continua il percorso scolastico con i medesimi amici nella medesima scuola, con una continuità pedagogica che non può che far bene, certamente senza stravolgere la libertà e la possibilità di scegliere, che è alla base dei diritti civili dell'essere umano.
Cordiali saluti

L'Assessore all'Istruzione Pubblica
del Comune di Prato
Rita Pieri




Ci è giunta inoltre dall'AGe San Donato Milanese un'interessante riflessione sulla problematica "Istituti comprensivi", che siamo stati autorizzati a mettere in rete. Una lettura che consigliamo senz'altro, per la qualità delle argomentazioni esposte:

Lettera dell’AGe San Donato ad Assessori e Uffici scolastici

Studio-proposta dell’AGe San Donato

Allegati (2,7 Mb)

Documento dell’AGe Milano provincia



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