Quanto è importante comunicare?
Attualmente molti psicologi, pedagogisti e pediatri sono in comune accordo riguardo all’importanza che la comunicazione riveste nel riuscire a creare un rapporto non solo tra adulti ma soprattutto con i propri figli.
La comunicazione molto spesso viene vista come la semplice trasmissione di informazioni da una persona all’altra… questo assunto è sicuramente valido ma l’importanza che riveste la comunicazione risiede nel fatto che questa veicola importanti informazioni come le emozioni, i sentimenti e una condivisione che va ben al di là del semplice scambio di informazioni.
Avere una buona comunicazione aumenta e migliora la nostra capacità di essere genitori e di vivere relazioni più profonde e costruttive con i nostri bambini.
Si deve inoltre ricordare che un figlio che si sente ascoltato e accolto a capacità relazioni migliori.

Il modo di comunicare cambia in base all’età dei figli?
Sì, è molto importante aver ben presente che una buona comunicazione deve tener conto dell’età e del livello di maturazione dei propri figli.
Se i bambini sono molto piccoli è importante sia la funzione che la modalità con cui si esplica il modo di comunicare, questo per aiutarli sia a una maggiore comprensione che a un arricchimento del proprio linguaggio, delle proprie competenze comunicative e anche della loro intelligenza.
Via via che il bambino cresce si deve adattare sia il proprio linguaggio che il modo con cui si attua in base alla crescita evolutiva del proprio figlio; la cosa importante è riuscire ad essere verso i piccoli il meno giudicanti possibile: questo non significa accettare in modo incondizionato tutto ciò che il bambino dice e mette in atto perché non gli insegna comunque a capire che nei comportamenti e in ciò che si dice molte volte occorre essere contenuti e avere dei limiti.

Come comunicare con i propri figli?
All’interno dell’ambito familiare sono sicuramente il dialogo e un ascolto attento che rendono non solo i figli più responsabili e maturi ma gli predispongono anche a relazioni più efficaci nel proprio gruppo di pari.
Il primo passo per riuscire ad avere una comunicazione efficace è basarsi ed esercitarsi su di un ascolto attento alle emozioni che si nascondono dietro alle parole dei propri figli e al contempo anche avere un atteggiamento non giudicante verso le opinioni che essi esprimono.
Sicuramente non è facile riuscire a comunicare in questo modo ma un buon “allenamento” porta a ottimi risultati!

Quali sono i consigli per una buona comunicazione?
Non esiste un manuale per fare il buon genitore, credo che ognuno abbia dentro di sé tutte le risorse e le competenze necessarie per affrontare in maniera costruttiva sia per sé che per il proprio figlio, una comunicazione che sia utile, anche se alcuni consigli possono sempre risultare utili come spunto su cui lavorare.
Eccone alcuni:
Usare frasi coincise;
Porre le domande in maniera giusta;
Condividere i propri pensieri e le proprie idee ma senza esprimere giudizi;
Ammettere i propri limiti;
Dare le informazioni richieste.
Cosa è giusto fare:
Affrontare un problema alla volta;
Trovare un modo creativo di risolvere il problema;
Essere cortesi;
Fare riferimenti più a se stesso che all’altro.
Cosa sarebbe meglio non fare:
Fare sermoni o brontolare;
Interrompere;
Criticare;
Ritornare su errori pregressi;
Giostrare la comunicazione sul senso di colpa;
Dire che cosa fare;
Minacciare;
Mentire.

Quali sono i Disturbi Specifici dell’Apprendimento?
I DSA si suddividono in categorie:
Dislessia
Disortografia
Disgrafia
Discalculia

Come si manifestano i DSA?
Solitamente già nell’ultimo anno della scuola d’infanzia, grazie a esercizi di prescrittura e prelettura si possono individuare bambini che manifestano difficoltà associabili ai DSA.
Gli errori in cui incorrono i bambini con DSA sono di tipo fonologico e non fonologico in associazione con difficoltà nel memorizzare informazioni in sequenza (ad esempio i giorni della settimana, i mesi e le tabelline), inoltre possono confondere i rapporti spazio-temporali (come destra e sinistra, ieri e domani).
Possono presentare carenze nel linguaggio, disegnare in maniera poco coordinata, eseguire con lentezza e in modo disorganizzato i compiti, copiare male i compiti alla lavagna, porre poca attenzione e concentrazione in ciò che devono fare.

Che cosa comportano i DSA da un punto di vita psicologico?
Solitamente i bambini con DSA hanno disagi psicologi legati, non al disturbo in sé ma relativi a una bassa autostima, una scarsa motivazione allo studio, frustrazione. Possono mettere in atto comportamenti di tipo oppositivo o di rifiuto verso la scuola.
TUTTO CIO’ E’ LA MANIFESTAZIONE DI UN DISAGIO E NON UNA CAUSA DEI DSA.

FAQ a cura della dott.ssa Eva Bogani
(Ordine Psicologi Toscana n. 4549)


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