BiciclettaRicordo che, da bambina, sognai a lungo di possedere una bicicletta, perché i miei genitori erano poveri e non potevano comprarmene una nuova.

Vedevo le mie amiche pedalare a bordo delle loro due ruote e le guardavo con invidia, finché un giorno, mio padre, svuotando il fienile, rinvenne un vecchio rudere.

Chiamarlo bici era difficile, anche se ne aveva la forma, perché era più ruggine che ferro; inoltre mancava un pedale e le ruote erano sgonfie, forse forate.

Il mio babbo fu però un mago: in pochi giorni, lavorandoci la sera, dopo il lavoro nei campi, la rimise a posto, la riverniciò e mi consegnò una biciclettina che sembrava appena uscita dal negozio.

Io ero felicissima, così contenta che mi sembrava di volare; finalmente anch'io avevo una bicicletta! Ci saltai subito sopra come avevo visto fare tante volte alle mie amiche, ma mi resi subito conto che la cosa non era così semplice.

Purtroppo non sapevo tenermi in equilibrio.

Desolata, cominciai a piangere, ma il babbo mi consolò dicendo che avrei imparato in fretta. Infatti mi sostenne per il sellino in diversi tentativi, finché non riuscii a muovermi da sola.

La sensazione dell'aria sul viso, mentre pedalavo libera, da sola, fu bellissima e quel giorno andai così tanto in bicicletta, che alla sera ero tutta indolenzita.

In breve tempo diventai espertissima e anche spericolata.

Infatti, prima imparai ad andare tenendo il manubrio con una sola mano, poi addirittura senza mani, finché una mattina volli provare qualcosa di nuovo ed eccitante.

Presi la borsa di paglia che serviva alla mamma per la spesa e l'attaccai al manubrio, dalla parte sinistra. Quindi saltai in bicicletta e cominciai a pedalare lungo la stradina di campagna che portava a casa mia. Quando ebbi preso una certa velocità, staccai le mani dal manubrio e infilai la gamba sinistra nella sporta.

L'intenzione era quella di guidare la bici con il solo piede destro. Mi sentivo un'equilibrista del circo e già mi immaginavo gli applausi del pubblico, quando la pesantezza del piede nella borsa fece spostare improvvisamente il manubrio verso sinistra.

La bici si inclinò in modo tanto repentino che non ebbi il tempo di far nulla e finii rovinosamente nel fosso che costeggiava la stradina.

Rimasi stordita, sentivo un dolore lancinante al braccio destro e non riuscivo a muovermi, tanto ero intrecciata alla mia bici.

Un vicino di casa che aveva assistito alla scena, arrivò quasi subito, riuscì a liberarmi e a riportarmi a casa, dolorante e coperta di fango.

Quell'avventura in bicicletta mi convinse che forse non ero nata per il circo e da quel giorno diventai più prudente.

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